Nel catalogo "Le stanze del cuore" sono state pubblicate due prefazioni: quella del Prof. A. Del Guercio, Accademia di Brera, è consultabile nel file PDF allegato; quella di Achille Saletti, presidente di Saman, la potete leggere nel testo a seguire.
SAMAN E LE ALTRE
“ Lo stato ordinario di coscienza non è per nulla ordinario “
Può apparire stravagante, per chi si occupa di sociale, che una organizzazione storica come saman, da sempre impegnata sul fronte del trattamento di soggetti tossicodipendenti decida di promuovere un progetto come le “ Stanze del Cuore “. Può apparire stravagante perché il senso del percorso culturale rinvenibile nella parola scritta di Alda Merini e nelle astrazioni colorate degli artisti che hanno aderito al progetto, può non essere vissuto come intrinsecamente connesso alla attività di saman.
Perseguiamo ostinatamente un mandato sociale che nell’Italia di fine anni 70 era stato informalmente delegato a quei pochi volonterosi che decisero di occuparsi di chi bivaccava, viveva e moriva nelle piazze italiane a causa di quella sostanza che, come ebbe a dire Chat Baker “, terrorizzava i buoni borghesi “.
Lo perseguiamo a nostro modo, ritenendo che la cura e il trattamento di persone che identificano il rapporto con la vita in una sostanza legale o illegale, non possa esaurirsi in un rigido dualismo paziente – terapeuta o peggio ancora, malato – sano.
E, ancor di più, lo perseguiamo pensando e praticando non solo una politica dell’accoglienza calda e affettuosa ma anche ipotizzando che gli strumenti tecnici tipici delle professioni socio sanitarie non riescono ad esaudire e a colmare il potenziale enorme in termini emotivi di cui è portatore ogni uomo o donna indipendentemente dal suo essere o non essere dipendente. In queste continue dicotomie, in questo alternarsi di risorse potenziali che rinnovano quelle esaurite, si inserisce il gioco terapeutico di saman che attraverso le meditazioni, la bellezza dei luoghi di cura e l’attenzione ai gesti e agli spazi del quotidiano terapeutico trasmette energia a chi ci vive indipendentemente dall’essere ospiti o operatori.
E su un ennesimo dualismo composto dal concetto di energia e da quello di consapevolezza Saman costruisce il percorso terapeutico. Gli strumenti moderni della relazione educativa e della psicoterapia e della meditazione si coniugano con i desideri antichi finalizzati a forme compiute di un equilibrio tra la persona e il contesto che la circonda..
Più dei valori, della loro trasmissione, ci interessa l’acquisizione di consapevolezza: l’essere centrati sulle cose che si fanno. anche le più secondarie e ininfluenti, in quanto solo attraverso la piena consapevolezza , come elemento essenziale del proprio rapporto con il mondo, si può introdurre l’altro elemento vitale che la realtà ci impone: il principio di responsabilità. A cui non si può sfuggire perchè come scrive Salvatore Natoli, “non è cosa che si possa assumere a propria discrezione “.
Rostagno sosteneva, in netta controtendenza con il pensiero dominante nei primi anni 80, che al tossicodipendente si dovesse offrire il paradiso in quanto l’inferno rappresentava un luogo da lui ben conosciuto. Erano gli anni in cui le comunità si strutturavano teorizzando la colpevolizzazione come strumento di intervento elettivo e il giudizio morale negativo nei confronti di chi si sottraeva al percorso terapeutico, quale pensiero unico.
Saman, allora come oggi, ha sempre rifiutato questo approccio ritenendo che al tossicodipendente andasse offerto uno spazio attraente entro il quale la decisione legata al cambiamento partisse, innanzi tutto, da una sua autonoma decisione. Il luogo, la cura dello spazio terapeutico secondo criteri di bellezza e attenzione diventò esso stesso uno degli strumenti terapeutici a cui saman affidò la propria proposta.
L’attenzione stessa quale esercizio di disciplina diventa elemento strutturale di terapia per gli operatori e per gli ospiti e, nel trascorrere del tempo senza differenze, l’attenzione, meditazione essa stessa, si tramuta in lusso. Non il lusso materiale a cui i modelli sociali dominanti ci hanno abituato, ma un concetto di lusso ben più raro e prezioso.
Il lusso della scelta consapevole, del profondo e intimo godimento dell’essere nel posto in cui si vorrebbe essere e nel fare ciò che si vuole esattamente fare. E in tale dimensione i silenzi e le parole assumono ben altri significati. Le giornate assumono una scansione naturale e il rapporto con l’altro assume una valenza diversa. Il viaggiatore della vita è sempre ben accolto, si unisce al gruppo e partecipa al gioco delle emozioni, nuove e antiche, da scoprire o riscoprire e assaporare con cautela.
Il progetto “ Le Stanze del Cuore “ rappresenta e sintetizza idealmente la storia di saman.
Le tensioni continue che si rincorrono in rovesciamenti emotivi ma che trovano un’ oasi di pace nell’arte intesa come intuizione folgorante e nella bellezza quale consapevole rinnovamento del proprio essere. Ci si abbandona, in comunità, ci si abbandona all’interno di un rapporto di fiducia che si instaura con il gruppo dei pari e con gli operatori e i terapeuti. Ci si abbandona con l’infinita dolcezza che deriva dall’appartenere ad un luogo, a una storia e ad una “ comunità “ di persone che semplicemente ti accoglie come ha fatto con altre migliaia di persone nel corso di questi 25 anni.
Le poesie e i quadri, faranno parte di questa accoglienza. Riempiranno pareti e spazi delle stanze degli ospiti, allietandone il risveglio e il sonno. E, se anche un solo cuore e una sola intelligenza saranno colpite e affascinate dalle opere, avremmo colto, ancora una volta nel segno: le emozioni sono merce impagabile.
Achille Saletti, saman