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3ª Conferencia Latina de reducción de daños relacionados con los usos de drogas

Transformaciones urbanas, conflictos sociales, respuestas locales

http://www.clat3.org

Si è chiusa a Barcellona la terza "Conferenza latina sulla riduzione dei danni legati all'uso di droghe". Trentadue i paesi presenti per circa un migliaio di iscritti; limitata la presenza italiana con solo una quarantina di rappresentanti e patrocini (Lila, Regione Umbria e Comune di La Spezia) molto inferiori a quella di altri paesi, quali la Francia, la Spagna, il Portogallo, ma anche la Svizzera e il Belgio. La conferenza, giunta alla sua terza edizione, sta infatti coinvolgendo sempre più paesi, anche non appartenenti all'area mediterranea, intorno al tema della riduzione dei danni, o dei rischi secondo la definizione più recente e diffusa. Molte le esperienze portate e i progetti presentati, difficile una sintesi dei contenuti, che verranno raccolti in un documento di prossima pubblicazione[1]. La tre giorni catalana si è sviluppata tra plenarie che hanno trattato aspetti generali (le politiche europee e nazionali in materia di droghe, la tutela della salute e dei diritti, la legalità, il carcere e i problemi dei migranti) e seminari più specifici (le esperienze locali e le buone pratiche, le caratteristiche e i dati epidemiologici dei singoli paesi, il contrasto alla diffusione di malattie correlate al consumo e alle condotte sessuali a rischio). In parallelo è stata presentata una rassegna di materiali video ("Placeres vs. Riesgos" - Festival Audiovisual[2]) e uno specifico progetto europeo denominato "Democracy, Cities and Drugs"[3] finalizzato alla stesura di un programma europeo comune in materia di dipendenze e diritti.

Per offrire un resoconto sintetico, è forse proprio questo il punto da cui partire e da cui è partito Robert Castel nella sua introduzione ai lavori: il rapporto tra dimensione tecnica e dimensione politica delle azioni realizzate in materia di riduzione dei rischi legati al consumo di droghe; ossia il rapporto tra la valenza scientifica degli interventi ed il contesto socio-culturale in cui tali interventi si realizzano. Queste due facce della stessa medaglia, che non possono essere disgiunte pur dovendo mantenere una loro autonomia concettuale, rappresentano al tempo stesso l'essenza delle azioni di riduzione dei rischi e il punto di contatto tra l'ambito sociale e quello sanitario che riguarda tutta l'area di riflessione sul consumo di sostanze. Questa specifica area si colloca al confine, e talvolta si sovrappone, all'area della prevenzione e quella del trattamento, di cui utilizza alcuni strumenti e assunti, incarnandone talvolta le contraddizioni derivanti dal considerare l'ambito sociale disgiunto da quello sanitario. E' importante, quindi, non perdere il baricentro tra l'esigenza di promuovere, da un lato, pratiche scientifiche che siano basate sull'evidenza (evidence based practice) e, dall'altro, considerare le problematiche dell'abuso di sostanze non solo come un problema di esclusiva competenza dei tecnici, ma come una questione che investe collettività sempre più frammentate e dipendenti da condotte compulsive.

Occorre dunque abbandonare posizioni ideologiche e analizzare nel dettaglio contesti, pratiche e risultati, verificare le differenze territoriali, ma anche le diversità delle popolazioni coinvolte, smettere di parlare di droga e di devianza, accettando la complessità del concetto di droghe e di società "drogate", affrontare le contraddizioni anzichè rimuoverle e nasconderle dietro generici proclami . La valutazione, analitica e comparativa, delle cosiddette buone pratiche è stata quindi uno dei fili conduttori della conferenza, come lo è stato il tema del coinvolgimento delle comunità locali per la promozione di programmi efficaci di tutela della salute.

In questa riflessione complessiva si sono quindi inserite le analisi sul funzionamento delle narcosale, in cui è possibile fare uso di sostanze con materiali sterili, assistenza medica e presenza di educatori, sull'efficacia della somministrazione controllata di eroina per coloro che hanno fallito programmi trattamentali miranti all'astinenza, sull'opportunità di distribuire metadone, o altri farmaci sostitutivi, attraverso i canali convenzionali della sanità (medici di base, ospedali, farmacie), sulle modalità con cui affrontare l'emergenza di fenomeni a noi noti (epidemia di eroina e aids) in paesi in via di sviluppo, sulle sperimentazioni di presidi di riduzione dei rischi per sostanze differenti dall'eroina (psicofarmaci, alcol, cocaina, crack), sui punti di contatto con la psichiatria e la sofferenza psichica, sull'applicazione di misure alternative alla detenzione.

Le manifestazioni di abuso, come le forme di marginalizzazione e la diffusione di malattie correlate, sono sempre più diffuse ed è evidentemente anacronistico considerarle come un problema che riguarda solo piccole fasce di popolazione. In un contesto di globalizzazione di questi fenomeni è anche necessario coniugare la prospettiva allargata al confronto europeo, con quella focalizzata sulle specificità dei propri contesti di appartenenza e di azione. Non esistono pratiche valide in assoluto e, come già detto, ogni intervento sulle situazioni di disagio va rapportato al contesto territoriale in cui il disagio si manifesta e alle caratteristiche di chi lo manifesta. Non esiste inoltre una conflittualità tra le differenti modalità di intervento (preventive, trattamentali, di riduzione dei rischi, di reinserimento sociale), ma esistono diverse modalità di integrazione operativa e diverse tipologie di persone cui rivolgere gli interventi; anzi, la stessa persona può ricorrere a più risorse contemporaneamente o in diversi momenti della propria vita. Esistono punti di continuità e contiguità tra prevenzione, riduzione dei rischi e trattamento, così come esistono tra istituzioni che non si occupano di diversi problemi, ma di diverse fenomenologie degli stessi problemi.

La questione della tutela della salute non può prescindere da quella della tutela dei diritti, nè da approcci scientificamente validati: sembra quindi giunto il momento di un ripensamento condiviso dei presupposti e degli obiettivi dei nostri interventi, ma anche della dimensione politica in cui questi si esplicano; le condizioni socio-economiche generali si modificano rapidamente, le modalità e i contesti di consumo si trasformano, le condotte dei cittadini, giovani in primis, sono sempre meno inquadrabili nelle vecchie categorie interpretative, i dati sull'efficacia di azioni sperimentali iniziano ad essere abbondanti e disponibili. E' necessario attualizzare il senso del proprio agire e giungere a dei punti fermi, basati sull'evidenza scientifica, intorno ai quali muoversi, così come è necessario ravvivare costantemente gli strumenti di partecipazione e coinvolgimento collettivo che stanno alla base del concetto di democrazia.

Proprio dalla necessità di coniugare temi di rilevanza scientifica con temi di interesse sociale, oltre che dalla volontà di far comunicare tecnici, politici, cittadini e consumatori, deve prendere spunto l'organizzazione della prossima conferenza e il tentativo, auspicato dalla rappresentanza presente a Barcellona, di realizzare la quarta edizione in Italia nel 2007. L'impressione lasciata dall'edizione appena conclusa è, infatti, che il nostro paese debba recuperare un ritardo accumulato negli ultimi anni sul piano della pragmaticità del proprio agire, sia in ambito scientifico, sia politico, rispetto ad altri paesi europei. Ma perchè l'organizzazione di un simile evento abbia senso, oltre ad un'ampia condivisione programmatica, è necessario che i temi dell'abuso di sostanze, e nello specifico della riduzione dei rischi, escano dall'alveo dell'improvvisazione, della frammentazione e del conflitto politico, per collocarsi stabilmente nell'area della scientificità, dell'integrazione operativa e della partecipazione democratica.

[1]http://www.clat3.org/htm/programaButxaca.pdf

[2]http://www.clat3.org/htm/programaCortos.pdf

[3]http://www.democitydrug.org

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